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Storia personale precedente l'arrivo
a Lot
Era una notte buia e tempestosa … no … era … Beh popolo di Lot, quel non lontano 8° giorno, dell’11° mese, del V anno in cui giunsi dentro le mura, faceva freddo veramente, mi vengono i brividi al solo ricordo. Il primo impatto con Lot ed i suoi abitanti fu di completo disorientamento. Non conoscevo la Cittadella, non conoscevo nessuno. Ero stanco del lungo viaggio e passai la notte a girovagare, ma, ricordo come fosse oggi, che il primo luogo che visitai fu il Giardino delle Delizie, pur rimanendo nascosto nei cespugli senza farmi notare. Vociare festoso, tante razze e soprattutto tanti confratelli. Decisi che il mio lungo viaggio era giunto al termine e stabilii la mia residenza a Lot. Provenivo da un piccolo villaggio di capanne di legno chiamato Ferol a circa 550 miglia a Nord-Est di Lot, oltre le terre conosciute. I miei genitori perirono anni addietro, uccisi da una banda d’Orchetti, ed in tenerissima età (ero pur sempre un cucciolo d’Elfo) fui affidato ad un Mezzelfo (con madre Umana e padre Elfo) che viveva come eremita nei boschi vicino a Ferol. Si chiamava Damlos e mi ribattezzò jigoro in onore di un Umano con i lineamenti orientali, che aveva conosciuto anni addietro, un saggio. Da lui imparai molto, teneva a me come un figlio. Mi allevò con solidi principi che poi sono anche le caratteristiche salienti di noi Elfi. Mi trasmise l’amore per la lotta a corpo libero, insegnandomi ad usare l’arco, ad amare la natura e fare parte di essa, aprendo la mia mente ai rudimenti scientifici sui calcoli, sul disegno e sulla scrittura. Mi raccontava che negli oggetti e nei luoghi aleggia uno spirito. Lo spirito del bosco, lo spirito del pozzo, lo spirito dell’albero. Non sono mai riuscito a parlare con loro, ma a volte, nascosto dietro un cespuglio, spiavo Damlos che conversava amabilmente con un masso o con le acque del torrente che scorreva nei pressi della nostra dimora. Damlos mi trasmise l’amore per tutto ciò che ci circonda, mettendomi in guardia dai pericoli di questa terra sconfinata ed ancora sconosciuta in cui viviamo. Alla sua morte intrapresi un lungo viaggio per cercare un luogo in cui mettere radici. Ferol fu scartata a priori, Damlos non era ben visto dalla mia gente, lo consideravano un pazzo e per di più Mezzelfo. Cosi viaggiai tenendomi lontano dai luoghi abitati e, soprattutto, dagli Umani (Damlos mi ha sempre messo in guardia da loro), vivendo di caccia e di tutto ciò che mi offriva il bosco. Alla partenza da Ferol, era mia intenzione ricercare le mie radici. Sapevo che i miei genitori, di cui non ricordo nemmeno il volto, erano Elfi dei boschi, chiamati anche Silvani, ed amavano vivere vicino alle cascate o a dei torrenti. Erano nomadi, viaggiavano molto e non si stabilivano in luoghi precisi. Ho saputo da alcuni vecchi Elfi di Ferol che il Clan a cui appartenevano si chiamava Kelci’na. Alla morte dei miei familiari, non mi presero con loro, mi lasciarono a Damlos. Seppi che i miei genitori non erano ben visti all’interno del Clan. Non ho più ritrovato il mio Clan, e, forse, non mi sono impegnato più di tanto nel cercarlo per ristabilire i contatti di sangue. Sono sempre stato un tipo solitario e poco comunicativo. Ma non voglio tediarvi amici, anzi mi sono dilungato anche troppo. Eccomi a Lot. Dopo essermi un po’ ambientato ed adattato alla vita della Cittadella decisi di arruolarmi nel Regio Esercito Ducale, come Soldato. La paga non era buona, però i commilitoni erano simpatici, sempre pronti a darti una mano. Compii tutta la trafila fino al grado di Balestriere, fui ferito in alcuni scontri e, con l’ultima visita in Ospedale per le necessarie cure, decisi di smetterla con le armi: non era cosa per me. Non perché sia un codardo, tutt’altro, ma mi riesce meglio combattere con le parole. Conobbi molte persone di svariate razze da quel giorno della mia venuta a Lot. Vidi la morte, l’amore, l’amicizia, incontrai mia moglie. Imparai ad apprezzare il dialogo, la comunicazione verbale pur sempre nella mia riservatezza. Alla luce di questi pochi mesi di vita lottiana scelsi la mia strada: diventare Detentore dell’Arcana Saggezza ed essere testimone e relatore della Storia di questo splendido abitato e delle terre e popolazioni che lo circondano. Lo so popolo di Lot, la mia e’ una storia semplice, schiva dai fasti, senza titoli, Stirpi, Clan, nomi famosi ed altisonanti. E la vita fino ad ora vissuta da un Elfo di quasi 88 lustri d’età, alto 1.70, occhi castani e capelli argentati. Quando giunsi a Lot, il mio cuore era freddo come la tersa e gelida giornata che mi accolse al mio arrivo. Ora il mio cuore e’ caldo, riscaldato dalla gioia di vivere a Lot ed ho continuato la carriera nei D.A.S.,rivestendo anche l`incarico di cartografo di Corte. (¯`•.¸**¸.•´¯)(¯`•.¸**¸.•´¯)
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